la vita non è un film di steven seagal
Categorie: Scuola di ladri, considerazioni, televisione
non mi fanno alcun effetto i film violenti. non per vantarmi, ma la mia generazione è cresciuta a pane e Silvester Stallone. oramai ci siamo fatti una certa esperienza, molti di noi sono abituati a trasferire le proprie ansie esistenziali in quella valvola di sfogo che sono i film inzuppati di sangue. il più delle volte, forse, non ci rendiamo conto quanto questa influenza ci renda attivi nell’età pre-puberale e insignificanti appena percepiamo il pericolo reale. mi spiego: sbarazzini, da piccoli, tendevamo a non aver paura di niente, proprio come i nostri idoli televisivi. al giorno d’oggi ci caghiamo addosso come pecore, prospettando ogni volta le peggiori conseguenze nelle più piccole discussioni quotidiane. dunque, la tesi è: la tv ci ha reso checche. la violenza provoca impotenza. l’evoluzione della “rissa” nella vita di un uomo:all’asilo e all’elementari lottavamo per i nostri spazi, nessun timore, anche al rischio di prender schiaffi dai compagni o dai genitori. il nostro istinto naturale si manifestava nel suo pieno splendore, rendendoci bambini orgogliosi e volonterosi.
a 10 anni, cortile della scuola:
A: ehi, quel posto a sedere è mio
B: e allora?
A: lo rivoglio
B: chi va arrosto perde il posto
A: il padrone ritornato il posto va ridato
B: vaffanculo
A: vuoi un pugno?
B: chiamo mio fratello, lui è grosso tanto così e ti pesta
A: mio cugino ha 15 anni
B: il mio 18
A: il mio di secondo grado 21
…
…
B: e mio nonno 86
A: il mio 89
B: non te lo do il posto
A: muori bastardo
botte
poi arriva l’influenza della tv, non dico solo quella, ci mancherebbe. ci sono anche gli inevitabili aspetti della crescita di un ragazzino, i problemi sociali, l’adolescenza… comunque per comodità ho sempre preferito pensare che il problema, in gran parte, possa esser ricondotto alla televisione, soprattutto in caso di battibecchi tra amici, quando si cerca di portare la discussione verso uno scambio di insulti gratuiti, più scenografici che altro.
a 14 anni, parchetto:
A: ehi, questa zona del parco è nostra
B: e chi lo dice?
A: lo dico io
B: ah si?
A: si. alzati, fammi sedere
B: no
A: come hai detto scusa? (si guarda intorno-tipo scena di De Niro “stai parlando con me?”)
B: ho detto: fammi sedere
A: cazzo vuoi
B: stronzo bastardo pezzo di merda (lunga serie di parolacce prese da Die Hard)
A: come? hai offeso mia madre? (film di mafia. la famiglia prima di tutto)
B: beh, in effetti no..
A: ho mai offeso tua madre io? eh?
B: ma io..
A: brutto bastardo mia madre non la tocchi!
botte
finalmente diventiamo grandi, abbiamo la nostra indipendenza, abbiamo i nostri tesori materiali e immateriali. abbiamo anche la paura di perderli, per questo dimentichiamo (per fortuna) le lezioni impartite dai vari shwarzenegger (o come cacchio si scrive) e iniziamo a preoccuparci seriamente della nostra incolumità. in fondo non vale la pena rompersi il naso per una litigata. la dignità si appiattisce, ma il rischio morte-prematura si annulla quasi del tutto
oggi:
A: EHI! quel posto è mio
B: si accomodi
Pubblicato da Scuola di Ladri alle 3:32 pm | |
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3 Commenti su “la vita non è un film di steven seagal”
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mi trovo piuttosto d’accordo con la tua interessante teoria, anche se qui dalle mie parti, al sud, i nomi “A” e “B” non sono comuni quanto “Giuseppe” o “Francesco”
eh in effetti qui al nord si tende ad abbreviare il piu possibile. io mi chiamo S ad esempio
N.B.: la S non deriva da SdL però..
mammmaamiiiaa, che acidità..