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Non nominare il nome del principale esponente dello schieramento avversario invano


Risultati alla mano, resto convinto che la campagna a toni bassi condotta da Veltroni sia stata improduttiva, oltre che incredibilmente noiosa. Il suo compito non era affatto semplice, eppure sapeva di gareggiare contro un piazzista amante del gioco sporco e affatto impreparato nel colpire sotto la cintola. Berlusconi ha i migliori consiglieri del mondo a curargli l’immagine e a studiare i minimi dettagli, a dirgli cosa fare e quando farlo, ha creato il fantasma del comunismo perchè ha capito (non lui, i suoi consulenti) che in una campagna elettorale è tanto importante vendere il proprio prodotto quanto convincere il consumatore della pericolosità del prodotto concorrente (la paura continua a vendere molto bene). Completamente opposta la filosofia di Veltroni, una campagna gonfia di parole come “innovazione”, “novità”, “modernizzazione”, che non vogliono dire niente, o meglio, vogliono dire tutto, ma non quello che il potenziale elettore vuole sentirsi dire. L’elettore italiano, proprio perchè italiano, vuole il sangue, la passione, la violenza. Vuole i fucili. Veltroni non l’ha capito, è un dato di fatto: Berly fa comizi più energici, dice cazzate ma in giusta misura, le spara grosse (la cordata, Mangano, i test-psicoattitudinali), dichiarazioni che apparentemente possono sembrare sviste dell’ultimo minuto, e col tempo (e i risultati) si rivelano frasi studiate ad hoc per richiamare l’attenzione su di sè. E poi, Berlusconi è simpatico. O almeno, fa battute, ride, scherza, diverte il suo pubblico, il quale puntualmente lo accoglie con grida orgasmiche e striscioni 8×15 (e inizio seriamente a pensare che gli italiani preferiscano un intrattenimento da avanspettacolo, più che un comizio elettorale). Veltroni no, ha sempre avuto un’aria seria e pacata, con quelle sopracciglia spioventi a mostrare chissà quale compassione et realismo et buone intenzioni et io-so-davvero-quali-sono-i-vostri-problemi.
Ecco, benchè non si possa tornare indietro, suggerisco a Walter di voltare pagina e adottare la tattica del simpatico sbruffoncello. Una battuta qua e là, flirtare con la Melandri, fingere di svenire mangiando mozzarelle (di mucca, però), tirare la pappagorgia di Fioroni fino a farlo incazzare, sfottere Bossi (“non riesce a muovere metà della faccia è perchè i suoi denti han dichiarato secessione al resto del corpo”) etc. Un radicale cambiamento negli atteggiamenti lo farebbe di certo salire nei sondaggi (sondaggi che peraltro, in questo momento, nessuno al mondo sta effettuando). E soprattutto deve crearsi un nemico. Se gli è così difficile optare per l’anti-berlusconismo, che consideri altri imminenti pericoli: il fascismo, la xenofobia, i capelli finti. Quello che vuole, l’importante è aggredire. Parteggiare non solo per qualcosa, ma anche contro qualcosa. Berlusconi questo lo sapeva, ha vinto di brutto, e io sono parecchio amareggiato. Ha avuto a disposizione gli strumenti e le persone adatte per piazzare al meglio i suoi voti. Le sue abili doti di comunicatore-manipolatore sono talmente note che i nostri nipoti leggeranno di noi, nei libri di storia, come un popolo di beoti senza spina dorsale che abboccano all’amo delle false speranze. Sempre che esistano ancora, nel futuro, i libri di storia.

15.04.08 | Politica | 28 Commenti

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