Come posso digerire, se non con una dose massiccia di alcolici, l’idea di un leghista al viminale? abbiate pazienza, io di ronde padane non ne avevo mai sentito parlare, o almeno, parlare sì, ma mai viste in giro nel quartiere. E nella mia ingenuità, la prima perplessità è stata non tanto la legalità o meno della polizia privata, ma l’atteggiamento che questa polizia terrà nei confronti di un qualunque essere umano si trovasse suo malgrado a incrociare il loro percorso. Mi chiedo se hanno un codice etico o un qualsiasi regolamento interno. In poche parole, se vedono un tizio per strada che cammina alle 4 di notte, cosa gli fanno? hanno l’autorità per fermarlo e identificarlo? hanno l’autorità per picchiarlo senza giustificarsi? io ho paura. Esatto, ho paura. Perchè io, di notte, sono sempre in giro a fare qualcosa (qualcosa di improduttivo, ovvio), e molto spesso sono solo e ubriaco. E se mi trovo davanti una Fiat Punto che mi sbarra la strada? e se dai finestrini della Punto scorgo camicie verdi e sguardi assassini? e se mi colgono in flagrante mentre sto vomitando nel giardino dei vicini (che è una mia ormai consolidata abitudine del venerdì sera)? come mi devo comportare? mi dichiaro prigioniero politico? improvviso un dialetto bergamasco? mostro un santino di Bossi, per dimostrare le mie buone intenzioni? la mia prima reazione sarebbe quella di scappare in preda al panico. Ma il fatto in sè di mettersi a correre, non darebbe loro il diritto di sospettare della mia colpevolezza, e quindi il pretesto per spararmi a distanza? per favore, qualcuno mi illumini, non voglio assolutamente trovarmi impreparato quando un Calderoli locale mi punterà la pistola alla tempia. Help.
Dopo la delusione iniziale e la rabbia del giorno dopo si comincia a guardare avanti in modo più razionale ed ognuno cerca un buon motivo per non sentirsi poi così disperato.
Il mio motivo è che ormai amo Marco Travaglio e che forse con Berlusconi al governo avrò ancora più occasioni rispetto agli anni scorsi di sentirlo e vederlo in giro.
Avremo un sacco di roba da scrivere. Ma proprio un sacco. Non ci saranno periodi di “blocco dello scrittore” e nemmeno catene di s.antonio per rompere il silenzio da post. Ci sarà da scrivere, anzi, non vedo l’ora, aspetto con ansia le prime leggi vergogna-bis, i primi attacchi concreti ai giudici, agli immigrati e ai gay (per non parlare dei giudici immigrati gay).
Nel frattempo, una pacca sulla spalla (anche se lui preferirebbe un pacco sulla spalla) a Ivan Scalfarotto, che non entra in parlamento perchè è il primo degli esclusi in Lombardia 1. Si fosse chiamato Scalfarsette adesso sarebbe tutta un’altra cosa. (dopo questa siete legittimati a depennarmi dal vostro blogroll e/o feed reader)(ma dovete capirmi, il mio senso dell’umorismo in questi giorni non raggiunge lo sbarramento al 4%)(ok, finiamola qui)
Risultati alla mano, resto convinto che la campagna a toni bassi condotta da Veltroni sia stata improduttiva, oltre che incredibilmente noiosa. Il suo compito non era affatto semplice, eppure sapeva di gareggiare contro un piazzista amante del gioco sporco e affatto impreparato nel colpire sotto la cintola. Berlusconi ha i migliori consiglieri del mondo a curargli l’immagine e a studiare i minimi dettagli, a dirgli cosa fare e quando farlo, ha creato il fantasma del comunismo perchè ha capito (non lui, i suoi consulenti) che in una campagna elettorale è tanto importante vendere il proprio prodotto quanto convincere il consumatore della pericolosità del prodotto concorrente (la paura continua a vendere molto bene). Completamente opposta la filosofia di Veltroni, una campagna gonfia di parole come “innovazione”, “novità”, “modernizzazione”, che non vogliono dire niente, o meglio, vogliono dire tutto, ma non quello che il potenziale elettore vuole sentirsi dire. L’elettore italiano, proprio perchè italiano, vuole il sangue, la passione, la violenza. Vuole i fucili. Veltroni non l’ha capito, è un dato di fatto: Berly fa comizi più energici, dice cazzate ma in giusta misura, le spara grosse (la cordata, Mangano, i test-psicoattitudinali), dichiarazioni che apparentemente possono sembrare sviste dell’ultimo minuto, e col tempo (e i risultati) si rivelano frasi studiate ad hoc per richiamare l’attenzione su di sè. E poi, Berlusconi è simpatico. O almeno, fa battute, ride, scherza, diverte il suo pubblico, il quale puntualmente lo accoglie con grida orgasmiche e striscioni 8×15 (e inizio seriamente a pensare che gli italiani preferiscano un intrattenimento da avanspettacolo, più che un comizio elettorale). Veltroni no, ha sempre avuto un’aria seria e pacata, con quelle sopracciglia spioventi a mostrare chissà quale compassione et realismo et buone intenzioni et io-so-davvero-quali-sono-i-vostri-problemi.
Ecco, benchè non si possa tornare indietro, suggerisco a Walter di voltare pagina e adottare la tattica del simpatico sbruffoncello. Una battuta qua e là, flirtare con la Melandri, fingere di svenire mangiando mozzarelle (di mucca, però), tirare la pappagorgia di Fioroni fino a farlo incazzare, sfottere Bossi (“non riesce a muovere metà della faccia è perchè i suoi denti han dichiarato secessione al resto del corpo”) etc. Un radicale cambiamento negli atteggiamenti lo farebbe di certo salire nei sondaggi (sondaggi che peraltro, in questo momento, nessuno al mondo sta effettuando). E soprattutto deve crearsi un nemico. Se gli è così difficile optare per l’anti-berlusconismo, che consideri altri imminenti pericoli: il fascismo, la xenofobia, i capelli finti. Quello che vuole, l’importante è aggredire. Parteggiare non solo per qualcosa, ma anche contro qualcosa. Berlusconi questo lo sapeva, ha vinto di brutto, e io sono parecchio amareggiato. Ha avuto a disposizione gli strumenti e le persone adatte per piazzare al meglio i suoi voti. Le sue abili doti di comunicatore-manipolatore sono talmente note che i nostri nipoti leggeranno di noi, nei libri di storia, come un popolo di beoti senza spina dorsale che abboccano all’amo delle false speranze. Sempre che esistano ancora, nel futuro, i libri di storia.
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