Dal magro-sexy al magro-disturbo-patologico
Categorie: Scuola di ladri, televisione
Oggi Studio Aperto proponeva un servizio riguardante il dramma dell’anoressia. Una cosa seria, diceva la giornalista, un problema che affligge sempre più i giovanissimi (12-13enni). E bisogna curarla in fretta, sennò, vedete le immagini, poi si diventa come loro, ossa e poco più, guardate che schifo, bleh! il tutto incorniciato dalla solita musichetta pseudo-drammatica in sottofondo. Poi linea allo studio e..
- reportage sulla prova costume patrocinato dalla figona di turno
- presentazione di una linea di abbigliamento femminile ispirata all’esercito italiano (il motto era: “stare alla moda è una guerra”. vomitate pure)
- giovani: come si vestono per l’esame di maturità?
- sfilate di moda milanesi (un classico)
La linea rossa tra anoressia e coolness passa da Studio Aperto, che non vuole (o non riesce a) capire quanto la linea sia sottile, e quanto sia ipocrita l’altra linea: quella editoriale. Magari ogni tanto se lo chiedono, i giornalisti in redazione, perchè il fenomeno anoressia è sempre in aumento, come e quanto la società influenza i giovani, quali e di chi sono le responsabilità (almeno in parte) di un dilagare di taglie x-small. Ma poi tornano a giocare a Tetris, e il quesito rimane. Di sicuro è un disturbo genetico, concluderanno mentre il capo-redazione mescola le carte da briscola, infatti capisci di essere attratto dal mondo dell’anoressia già da ragazzino, quando nell’aula di scienze ti fai le seghe davanti allo scheletro di plastica. Ecco la fonte del problema! il prossimo servizio lo dedichiamo alla pericolosità delle lezioni di scienze e biologia. Sempre che riusciamo a infilarlo tra il matrimonio di Briatore e le mogli dei calciatori di Euro 2008.
Pubblicato da Scuola di Ladri alle 4:14 pm | 18 Commenti |
Technorati: anoressia, studio aperto
There’s no place like home
Categorie: Scuola di ladri, televisione

Nell’attimo in cui faccio partire l’ultima puntata di Lost della stagione, ho sempre un misto di entusiasmo e angoscia e tristezza. Perchè so che qualcosa di sconvolgente avverrà, perchè so che continuerò ad avere domande irrisolte, perchè so che ci vorranno mesi e mesi prima che la serie successiva abbia inizio. Ma stavolta è troppo. Le questioni si sono accumulate negli anni, e bisogna che in qualche modo qualcuno mi dia una spiegazione. Non mi basta la giustificazione del miracolo (”it’s not an island, it’s a place where miracles happen“), esigo qualcosa di più razionale per placare la mia sete di sapere. Fino ad allora, voglio inventarmi qualche soluzione (ne va della mia salute), perlomeno riguardante i più grossi misteri ancora inspiegabili.
Jacob non può che essere J.J. Abrams in persona (non tutti sanno che J.J sta per Jeffrey Jacob) e alla fine si scoprirà che l’isola è un parto della sua mente, nella trama così come nella realtà. Che non sarebbe un finale del tutto deludente, vedere J.J uscire dalla casetta e dritto in camera inscenare un bel discorso sull’intersezione tra realtà finta e finzione reale, per poi incoraggiare i telespettatori a votare John McCain. Si vabbè, ciao.
Nell’Isola c’è un tizio che non invecchia mai. Eh, bella novità, noi (e con noi intendo non io) abbiamo Berlusconi che non solo ha smesso di invecchiare, ma ha anche trovato il modo di ringiovanire (almeno fisicamente) di parecchi anni. Chirurgia plastica? volontà divina? Poteri dell’isola? (anche lui ha un isola, anzi, ne ha tante. Non è che le possiede, ma diciamo che tutti i suoi soldi sono lì. Le Cayman) nessuno lo saprà mai.
Avete visto com’è scomparsa l’isola? Sparita. Bum. Vuoto. Pare che la Iervolino voglia utilizzare la tecnica usata dal progetto Dharma per far sparire i rifiuti a Napoli. Nessuno le ha spiegato che il progetto Dharma non esiste, e se esistesse, la tecnica comporta uno spostamento (spaziale e/o temporale) e non una smaterializzazione. Quindi in qualche modo la gente di Chiaiano, adesso o nel 2020 o nel 3513, è fottuta (a meno che non si teletrasporti la gente di Chiaiano).
A pensarci bene, è un mondo parallelo ma non così distante: There’s no place like Napoli. La nuvola nera assassina ad esempio, in mancanza di teorie paranormali ben definite, potrebbe rappresentare lo smog di nanoparticelle che fuoriesce dall’inceneritore di Acerra. E Widmore è Bassolino, che non vuole che la gente scopra l’isola. E Hurley è la montagna di rifiuti. E Jack è Jack. Ok, smettiamola qui.
La scena finale non mi ha convinto, qui sotto ci sono i due finali scartati. Ma perchè scartarli? Nessuno ha preso in considerazione l’idea di trasmetterli tutti e tre, in sequenza? Esatto, tre Jeremy Bentham, per disorientare lo spettatore. Tanto ormai, più disorientato di così..
immagine presa da qui
Pubblicato da Scuola di Ladri alle 11:26 am | 4 Commenti |
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I naziskin leggono Moccia. (Tre metri sotto terra)
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Le scomode verità, in quanto scomode, faticano a venire a galla. Al contrario, le banalità galleggiano beatamente nel mare del comun pensiero (anche la merda galleggia, per fare un paragone). Questa volta a elevarsi a “paladino della verità” ci ha pensato un certo Luca Claudio, sindaco (in quota La Destra) di Montegrotto (provincia di Padova), il quale, durante l’ultima puntata de L’infedele di Gad Lerner, cercando di analizzare i fatti tragici di Verona, tra strumentalizzazioni politiche e qualunquismi di sinistra, se ne esce leggendo (libro in mano) un passo di “Tre metri sopra il cielo”, questo:

Tutto questo a difesa della sua tesi (per me inconfutabile): i libri di Moccia hanno ispirato le violenze di Verona, sono uno status symbol dei giovani e incitano la violenza gratuita. Sentendo queste cose, ho pensato: ohhh, Finalmente un sindaco con le palle!
La penso esattamente come lui. Moccia è diventato l’autore di riferimento di una certa categoria di ragazzi i quali, per sopportare la lettura dai suoi libri, non possono far altro che calarsi acidi o aggredire le persone. Lo definirei “effetto Moccia”. Ne leggi un capitolo e DEVI uscire di casa e picchiare il primo che capita.
Avvocato difensore: ok, il mio cliente ha picchiato, malmenato, aggredito alle spalle, ucciso e poi fuggito..
Giudice: la condanno a 40 ann..
Ad: aspetti! ehi, aveva appena letto il capitolo 2 di “Ho voglia di te”
G: quello di Moccia?
Ad: si! il mio cliente si è “calato” nel personaggio, impersonando il classico ragazzo ribelle che, proprio perchè rifiuta le regole della società, fa un po quel cazzo che gli pare, e ne esce come un uomo rude e passionale cui tutte le ragazze vogliono succhiare l’uccello
G: beh, questa sì che è una cazzutissima attenuante. eppure c’è stato un omicidio, ci dev’essere un responsabile che paga
in coro tutta l’aula del tribunale: Mo-ccia! Mo-ccia! Mo-ccia! Mo-ccia!
G: allora condanno Moccia alla pena di morte. Anzi, molto peggio, lo condanno a scrivere le prefazioni a tutti i libri spazzatura pubblicati dalla Mondadori, compresa l’autobiografia di Raul Bova e il prossimo libro di Dj Francesco. muahah. il caso è chiuso.
Semplice, no?
Pubblicato da Scuola di Ladri alle 11:14 am | 9 Commenti |
Technorati: moccia, naziskin, verona
E comunque a me i Jalisse piacciono
Categorie: Scuola di ladri, televisione
Ho assunto massicce dosi di sonniferi solo per evitare il rischio che il mio occhio incrociasse casualmente qualche spezzone di Sanremo, purtroppo non è servito a nulla. Infatti oggi non si parla d’altro, nel bene e nel male. La cosa bella è che, dato il flop, probabilmente nel 2009 il festival sarà trasmesso in una fascia oraria più consona (al posto di unomattina) e per attirare il pubblico giovane sarà condotto dal vincitore del Grande Fratello 3. Che nessuno sa chi è, ma è comunque meglio di Pippo Baudo.
P.s. Rispondo ai tanti che me l’hanno chiesto: No, gio di tonno non è una linea di profumi e nemmeno la marca di un condimento. è solo un nome incredibilmente stupido.
Pubblicato da Scuola di Ladri alle 9:32 pm | 11 Commenti |
Technorati: sanremo
Io sono puttana
Categorie: Scuola di ladri, blog, considerazioni, televisione
Pare che questo spezzone di Porta a Porta abbia sollevato un polverone di indignazione all’interno della blogosfera, per i temi superficialmente trattati e i giudizi indiscriminati rivolti al popolo di internet.
In questa sede vorrei esprimere la mia solidarietà a Bruno Vespa e a quella signora che nessuno sa come si chiama, perchè sono riusciti, in parte, ad estrapolare l’essenza del blogger: il bisogno innato di prostituirsi.
E sottolineo “in parte” perchè, innanzitutto, non condivido l’indignazione di fronte alla necessità sociale di avere un blog (e allora aspetta che Vespa scopra Twitter); da questo punto di vista, il fenomeno è spiegabile con una sola parola: digitalizzazione. Noi non siamo diversi dai nostri genitori: se questi scrivevano sul diario, protestavano in piazza coi cartelloni e si facevano le seghe sulla foto di Serena Grandi pubblicata nell’inserto del Corriere, così noi scriviamo, protestiamo e ci masturbiamo usando un unico strumento, il computer. Dunque, si evolvono i mezzi, ma gli aspetti sociali/comportamentali restano quelli.
Il punto centrato alla perfezione è, invece, il tema sessuale. Anche questo ricorrente nella storia del mondo, ma mai come adesso globalizzato e globalizzante, capace di fornire al singolo utente un grado di visibilità straordinario. è proprio qui che i tempi cambiano: se una volta volevi dare via il culo, ti accontentavi del vicino di casa o il negoziante giù all’angolo. Oggi, la scelta è infinita. Se poi vogliamo essere categorici, tutti noi, in un certo senso, diamo via il culo. Gli adSense di google non sono altro che un mezzo per fare soldi mettendo in vetrina la propria esistenza. Vendiamo un pezzo della nostra vita, e pretendiamo di non esser chiamati puttane? e non mi riferisco solo agli adSense. Anche lo spam, i social network, i link: strumenti convenzionali che mirano a creare attorno a noi una catena di relazioni con l’unico scopo di ottenere visibilità. è proprio questo che la signora bionda (nessuno saprà mai come si chiama) voleva dirci. Lo stesso Sollecito ammette che suo figlio gli chiedeva di visitare il blog (probabilmente per aumentare il contatore delle visite).
Altro aspetto importante: la necessità di avere una doppia vita, porterà a lungo termine l’annullamento della vita reale a beneficio di quella virtuale. Dal momento che effettuiamo il log-in cessiamo di essere noi in quanto esseri umani e iniziamo ad essere semplici utenti. Alla lunga, non avremo piu un nome, ma un nickname. Dipenderemo dalle nostre connessioni internet. Dimenticheremo gli odori dei fiori, i baci, le passeggiate all’aperto e saremo allergici al sole. Ma forse sto un po’ esagerando.
Il punto è che resta, di fatto, una questione irrisolta: i blogger, chi sono? la necessità di aprirsi un blog nasce dal bisogno di evadere dalla realtà (ovvero blogger=drogato) dal bisogno di monetizzare (ovvero blogger=puttana) o dal bisogno di socializzare e/o trovare la donna dei sogni (ovvero blogger=pervertito)? In ogni caso, siamo un branco di sfigati con pochi amici e molte password (e nell’intimità, chiamatemi pure GolaProfonda84).
grazie a t-umblr per la segnalazione
Pubblicato da Scuola di Ladri alle 5:44 pm | 25 Commenti |
Technorati: blog, blogger
Ma quale satellite. Su Urano lo devono mandare
Categorie: Scuola di ladri, politica, televisione
Mediaset occupa illegalmente le frequenze di Europa 7, lo ha stabilito la Corte Europea di giustizia. Questo significa, oltre ai miliardi di risarcimento, che Rete4 dovrà esiliare sul satellite.
E, per Dio, io voglio esserci, quando ci spediranno Emilio Fede, sul satellite. Sarò in prima fila, con i pop corn in mano, a urlare il count down, a fare ciao ciao con la manina, nel vederlo a bordo della navetta spaziale targata fininvest, che si allontana dalla faccia della terra per non tornare mai più. Che certe persone sei felice solo se le tieni a 300mila km di distanza.
Emilio Fede e Amadeus. Non c’era posto per 2 scherzi della natura sullo stesso pianeta. Uno dei due doveva andarsene.
ps: ma forse ho capito male il concetto di “andare sul satellite”
pps: storia già vista e sentita: adesso il cavaliere torna a governare e si farà l’ennesima legge apposta. ma, fino ad allora, voglio gingillarmi nelle mie illusioni.
Pubblicato da Scuola di Ladri alle 12:51 am | 8 Commenti |
Technorati: emilio fede, europa 7, rete 4
La gabbia di matti
Categorie: Scuola di ladri, televisione
Visibilmente concentrato nell’addentare la mia pizza ai wurstel (un classico del sabato sera) davanti alla tv, in solitudine (non è vero, la mia ragazza era con me. tuttavia mi ritengo isolato dal mondo esterno in presenza di qualsiasi oggetto minimamente tecnologico, dalla televisione al portatile, dalla sveglia digitale all’orologio della swatch) lo schermo acceso rigettava grumi di cultura da avanspettacolo, e per ogni morso che davo alla mia pizza vedevo avvicinarsi la minaccia di un’indigestione fulminante, dovuta a quello che stavo guardando. Nella classica atmosfera paracula di canale 5, “la gabbia di matti” - il varietà del bagaglino che ogni anno cambia nome (marketing) ma non la sostanza - stava a piccole dosi catturando la mia attenzione. Preso dalla tentazione di cambiare canale, resisto, e cerco in qualche modo di studiare i particolari di questa pietra miliare del palinsesto mediaset.
La trasmissione non fa ridere. Per niente. Cercano a suon di cerone e luoghi comuni di fare imitazioni credibili, ma non ci riescono. Pippo Franco è penoso. Martufello mette tristezza. Leo Gullotta riesce a far emergere i miei più profondi istinti suicidi. Considerando che la programmazione dovrebbe essere dettata in base alla qualità del programma e all’audience, il telespettatore sano di mente si chiede perché, da anni, si ostinino a trasmettere questo schifo. le risposte possibili:
a) i produttori non riescono a riconoscere la differenza tra un programma di qualità e un’anguria
b) il programma riscuote un buon successo di pubblico.
A questo punto spero vivamente nella A, perché è molto più facile per me sopportare l’idea di qualche manager incompetente piuttosto che di paese catodico completamente privo di cervello (come se fosse una novità). Tuttavia, esiste un’ipotesi C: il bagaglino vorrebbe di fatto contrapporsi alla comicità di Zelig, autoproclamandosi bandiera della satira reazionaria italiana. A sostegno di questa ipotesi, nelle prime file, tra i vari personaggi dello spettacolo (Bettarini, Paola Perego e le De Blank), spiccano l’ex generale della GdF Roberto Speciale, Ombretta Colli e l’avvocato Taormina.
I politici del centro-sinistra sono ovviamente i più bersagliati, anche se le battute sono superficiali e si limitano (oltre ai sempreverdi luoghi comuni) a prendere per i fondelli il modo di fare, la pronuncia e l’aspetto fisico.
Censura politica? ma dove. Le battute sono talmente soft e banali che l’utilizzo del cervello, per il telespettatore, è del tutto facoltativo. Basta una caccolina di buon senso per capire che un programma che vuol far ridere e NON fa ridere (anzi, qualcuno ride. quelli del pubblico in studio. risate a dir poco forzate) è un prodotto scadente, e va cancellato.
(Capisci che un programma non ti fa ridere quando riesci a tenere un uovo crudo intero in bocca senza romperlo)(ammesso che tu abbia voglia di guardare la tv con un uovo crudo in bocca)
Battuta: Prodi in un anno ha messo in mutande 50 milioni di italiani. risate, 90 secondi di applausi
Battuta: roma è nata da un rom. (rom = romolo abbreviato). applausi. standing ovation. la De Blank non smette di ridere.
Battuta: Sarko-sì, Sarko-no. risate. euforia. la gente cade a terra in crisi respiratoria.
Segue una rivisitazione di Giulietta e Romeo in chiave Giulietta = puttana ucraina e Romeo = un rom (la fantasia si spreca). applausi, applausi, standing ovation, applausi.
Per non essere ripetitivo non parlerò di quanto è zoccola Aida Yespica, detta anche ”ogni momento è buono per scoparsi la telecamera”, vorrei solo sottolineare il fatto che, in 2 ore di trasmissione, non ho visto uno (e dico uno) stacchetto in cui lei facesse quello che solitamente le ballerine fanno: ballare. È uno spettacolo di teatro, c’è un corpo di ballo, ma la ballerina principale non sa muoversi. Tuttavia conosce 79 mosse per ondeggiare il sedere e 127 per roteare le tette. Anche qui, non voglio ripetermi sulla questione dei richiami sessuali in tv. Però anche io, che in famiglia sono noto per le mie frequenti pratiche di autoerotismo (mia nonna mi chiama affettuosamente “seghino”), trovo esagerato, alle 21, mostrare un perizoma microscopico e capezzoli coperti da un velo trasparente in mondovisione. Insomma un bambino potrebbe traumatizzarsi. O ancora peggio, potrebbe diventare un fedele telespettatore del bagaglino.
nota: su youtube non ho trovato neanche uno spezzone del programma (chissà perché), a parte questo filmato. Sono allibito. C’è gente al mondo che si eccita guardando il ginocchio di Paola Perego. Non solo. Si eccita, lo registra, lo scarica sul pc e lo mette su youtube. Questa è una delle tante conseguenze di una generazione cresciuta con canale 5.
Pubblicato da Scuola di Ladri alle 9:57 am | 34 Commenti |
Technorati: aida yespica, bagalino, mediaset



